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Rita Vecchi, “Levità quotidiane”

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Levità quotidiane
Rita Vecchi, poesie

“Levità quotidiane”, componimento poetico di Rita Vecchi, che qui propongo ai lettori, è una raccolta densa, fitta di versi dalle movenze alte, sentite, mondane. La mondanità qui è di accezione nobile, la vita, lo scorrere, il quotidiano. Una donna o un uomo, cosa cambia? Muta la cultura, l’educazione, il progetto, la finalità. Ma l’essere è identico. Identico. Declinare al femminile il mondo? Prego i più di mutare disposizione, basta cesure, distinzioni. Viviamo. Il genere esiste, ma la vita è uguale; stessa sofferenza, medesime le angosce, i misteri, le domande. Nelle donne è peggio, sì. L’esistenza grava su loro. Uomo cacciatore, donna tutto il resto, a cominciare dalla fatica del quotidiano, affetti, famiglia, figli. Che gravame, che fatica. Lacrime facili? Dovrebbero non far altro che piangere. Da qui la levità, la forza d’animo di questa ricerca, la persistenza. Da qui.
Rita è fortunata. È un poeta. Non ci crede, fugge questo peso ulteriore. Lo è, poeta. Scrive di getto, seguendo il ritmo del suo respirare, incasellando emozioni profonde, meditate. Un rimuginare sereno, erbivoro, mangiando vita.
Un pascolo, una montagna, ricordi. Il pasto. E dolore.
Avere cinque stomaci per digerire l’erba della vita. Le sue figure, nonostante il ruminio, mentale e fisico, sono iperboli, ellissi, metafore. Un linguaggio colorito di esplosioni silenti, sussurri, scale di grigi, scintillanti d’iride, arcobaleni.
È un prisma, questa raccolta, un caleidoscopio emozionante, sfavillante di quella vita intima e collettiva che testimonia la nostra esistenza; un’empatia spontanea, avvertita immediata, come di un poeta, un poeta che sa.

Rocco Cento 

L’ESTREMA STROFA

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Fotografia reperita nel web di Alberto Baruffi

L’ESTREMA STROFA

Prima di disintegrarsi
quest’anima
imbevuta d’ogni suo momento –
innalzerà ancora
un canto breve
e dimesso.
Accrescersi di perla
in una valva,
tuoneggiare
ai bordi dell’estate,
belato,
sussurro,
cinguettio,
fraseggiar dei venti,
rombo di valanga,
silenzio degli abissi…
Estrema strofa
di sillabe piumose
e iridescenti
d’accenti di memoria,
flebile come la vita
fluirà nell’Essere,
grata d’ogni parola,
placata dal dolore.
Ultima,
solitaria e solenne.

Rita Vecchi

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