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millenni

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Questo racconto è stato pubblicato nel 1999 nella collana “Quaderni satirici ossolani”, La Toxa Edizioni, poi riproposto con Affabulazioni del 2002, sempre per la stessa casa editrice. A memoria, ritengo di averlo scritto nel 1993, quando l’approssimarsi del nuovo millennio cominciava a baluginare, dando qualche pensiero. È un testo “difficile”, scritto tutto in minuscolo, senza alcun punto fermo. Ricco di neologismi e arcaismi, ripercorre la scrittura maccheronica, a me cara. È una lingua inventata, quella che qui viene usata, nella ricerca dell’indeterminatezza, l’astrazione e l’affollamento, leggero e pesante a un tempo, nello studio e sviluppo di una espressione moderna, che anni addietro si sarebbe detta “espressionistica”. Ci sono varie lezioni, alle quali pure mi sono ispirato, partendo da lo “Ulysses” di James Joyce a “Si riparano bambole” di Antonio Pizzuto. Vezzo? L’arte somiglia molto alla divinazione, penso alla psicomagia, ultima frontiera del surrealismo, di un Alejandro Jodorowsky, autorevole lettore di tarocchi. In tale ambito, in quella indefinitezza, è difficile, impossibile, forse, distinguere il veggente dall’imbroglione. Così nella letteratura, nell’arte. Io ho sempre colto questa sfida, la risposta, mai definitiva, è affidata a ogni singolo lettore.
Rocco Cento

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