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Il portatore di spade

Il portatore di spade

Il portatore di spade

Gianluca Comunale

Recensione

Ho letto con curiosità e interesse questo breve romanzo di Gianluca Comunale.
D’acchito, mi son ritrovato adolescente, nelle banchine della piazza dell’imbarcadero di Stresa, quando divoravo letture, fumetti, racconti. C’era il lago, le frotte di turisti vomitate dai battelli, inglesi, tedeschi, francesi, europei, non ancora asiatici, parecchi americani. Nelle mie ore di riposo, trascorrevo il mio tempo leggendo e leggendo. Tra queste letture, che spaziavano dalle riviste, ai giornali, alle sintesi, esotiche per lo più, della rivista mensile “Selezione dal Reader’s Digest”, anni dopo diretta da Ludina Barzini, che conoscerò durante l’anniversario della Trasvolata delle Alpi per opera di Geo Chavez.
Qualche volta, mi immergevo nella lettura di Diabolik, personaggio immaginario dei fumetti, creatura di successo di Angela Giussani, a partire dal 1962. Ero grandicello e in quel periodo mi succedeva di preferire al fumetto i “Romanzi di Diabolik” una collana mensile che esordiva proprio in quegli anni, dal 1969 al 1971.
Nel 1972, a seguito di letture “maledette” di autori americani, tradotti da Fernanda Pivano, approdavo a ben più rassicuranti letture, incuriosito da citazioni e rimandi, scoprendo “Il Signore degli Anelli”. Era il 1970. Era una traduzione, molto discussa, per la verità, di Quirino Principe, per i tipi Rusconi, con un’introduzione di Elémire Zolla. Un libro fantastico, che non ha bisogno di altre definizioni. Questa formidabile opera viene definita quale “romanzo high fantasy epico”. Ma il testo di J. R. R. Tolkien, è molto di più, difficile ingabbiarlo in classi o generi letterari. È un capolavoro della narrativa, “gotica”, questo sì, poiché gotico e romantico è il gusto inglese.
Nel leggere il romanzo in esame, a questo ho pensato, mirando quel mondo evocato, magico, fantastico. Gianluca Comunale scrive bene, tratteggia i suoi eroi quel giusto necessario, lasciando ombre volute, spazi per l’immaginazione, com’è del moderno. Anche l’intreccio è ben costruito, come per quella letteratura, che allo stesso tempo, a noi risulta “giallo”, l’intrigo del “giallo”. Un buon esordio, buona scrittura, ottima trama.
Gianluca Comunale è autore di fumetti, fumetti senza fumetti, romanzi. Sarebbe del tutto naturale, per lui, approdare al comic-book, quale sceneggiatore, scrittore di fantasy, genere letterario dove mito, soprannaturale, immaginario, metafora e allegoria la fanno da padroni.
Unica nota negativa, mi sia concesso, mossa in termini affettuosi, prendendo il rock and roll, ad esempio, dove l’imitazione e la reiterazione di genere sono fin troppo inflazionate nel nostro Paese; dimenticando spesso, troppo spesso la musica nativa, italiana, senza lo sforzo di attualizzare e contestualizzare il bisogno della modernità del ritmo, del frastuono musicale; è da una parte l’ambientazione, dall’altra la fitta presenza di nomi non giustificabili nel nostro retroterra linguistico e culturale.
Questa la sfida pacifica che mi permette di lanciare al nostro promettente autore.
Rocco Cento

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