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Che cosa è la poesia? Incontro con Lisanna Cuccini Guerra

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La Mia Montagna

LISANNA CUCCINI GUERRA

Lisanna Cuccini è nata a Varzo in Valdossola nel 1945, dove vive da sempre. Ha ascendenze tutte ‘montanare’: i nonni provenivano da Varzo, Bugliaga, Valle Vigezzo, Dolomiti Bellunesi.
Dopo la maturità conseguita all’Istituto Rosmini di Domodossola, si laurea in Lingue e Letterature Straniere, presso l’Università Bocconi di Milano.
Ha all’attivo alcuni anni d’insegnamento, senza trascurare, al tempo stesso, l’attività di famiglia presso l’albergo di proprietà a San Domenico di Varzo (nota e molto frequentata stazione sciistica della Val Divedro) fino al 2005.
Nel 1973 sposa Giovanni Guerra e dal matrimonio nasceranno tre figli.
Al seguito del lavoro del marito viaggia in varie parti del mondo, conoscendo parte del Sud America, dell’India, e dell’Africa. Questi viaggi la arricchiscono in modo particolare sotto il profilo umano.
Nel 2006, la tragica morte del marito, ucciso in Africa.

Lisanna ama da sempre la montagna, anche se pratica l’alpinismo solo a partire dal 1970.
Altro suo amore è stata la poesia che scrive dall’età di 7 anni, anche se, come a volte accade, pochi di questi scritti sono stati conservati.
Nel 1977 pubblica un libretto che raccoglie (oltre a qualche altra) le poesie premiate in varie edizioni del premio Val Formazza. Altri premi letterari:
1° premio “Putia” della città di Bressanone nel 2000 con la poesia “Nonna Montanara (Nonna Teresa)”;
3° premio Valle Vigezzo nel 2010 con “Tramonto”.
Entrambe queste poesie sono presenti nella raccolta pubblicata con MNAMON.

Testimonianza della sua passione per la montagna è anche la sua attività quasi cinquantennale nel Consiglio Direttivo della sezione di Varzo del CAI (per dieci anni è stata presidente ed è attualmente vice-presidente).

Attualmente è vice-presidente delle Aree protette dell’Ossola e presidente dell’Associazione per la Tutela del Patrimonio storico della Valle Divedro.
Per vent’anni ha svolto attività di volontariato nel Corpo Volontari Ambulanza Valdivedro e attività di collaborazione con la Pro Loco.

Pubblicazioni:
“LA MIA MONTAGNA” EDIZIONI GROSSI DOMODOSSOLA 1997
“ED IO MI GUARDO VIVERE” MASCOTTE DOMODOSSOLA 2011

Rita Vecchi, “Levità quotidiane”

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Levità quotidiane
Rita Vecchi, poesie

“Levità quotidiane”, componimento poetico di Rita Vecchi, che qui propongo ai lettori, è una raccolta densa, fitta di versi dalle movenze alte, sentite, mondane. La mondanità qui è di accezione nobile, la vita, lo scorrere, il quotidiano. Una donna o un uomo, cosa cambia? Muta la cultura, l’educazione, il progetto, la finalità. Ma l’essere è identico. Identico. Declinare al femminile il mondo? Prego i più di mutare disposizione, basta cesure, distinzioni. Viviamo. Il genere esiste, ma la vita è uguale; stessa sofferenza, medesime le angosce, i misteri, le domande. Nelle donne è peggio, sì. L’esistenza grava su loro. Uomo cacciatore, donna tutto il resto, a cominciare dalla fatica del quotidiano, affetti, famiglia, figli. Che gravame, che fatica. Lacrime facili? Dovrebbero non far altro che piangere. Da qui la levità, la forza d’animo di questa ricerca, la persistenza. Da qui.
Rita è fortunata. È un poeta. Non ci crede, fugge questo peso ulteriore. Lo è, poeta. Scrive di getto, seguendo il ritmo del suo respirare, incasellando emozioni profonde, meditate. Un rimuginare sereno, erbivoro, mangiando vita.
Un pascolo, una montagna, ricordi. Il pasto. E dolore.
Avere cinque stomaci per digerire l’erba della vita. Le sue figure, nonostante il ruminio, mentale e fisico, sono iperboli, ellissi, metafore. Un linguaggio colorito di esplosioni silenti, sussurri, scale di grigi, scintillanti d’iride, arcobaleni.
È un prisma, questa raccolta, un caleidoscopio emozionante, sfavillante di quella vita intima e collettiva che testimonia la nostra esistenza; un’empatia spontanea, avvertita immediata, come di un poeta, un poeta che sa.

Rocco Cento 

Claudio Barna: Come a una festa di compleanno

Claudio Barna

Tempo fa ho ricevuto il manoscritto di Claudio Barna “Come a una festa di compleanno”, una raccolta poetica di prossima pubblicazione.
Leggendolo, sfogliandolo con la solita curiosità che riservo a questo caro amico, sapevo di ritrovare una scrittura, un versificare a me familiare. Io e Claudio ci conosciamo da molti e molti anni, ancora ragazzi, benché io di quattro anni più vecchio di lui.
Una trentina di anni fa, con l’incoscienza propria della gioventù che andava sfiorendo, ci siamo cimentati nella impossibile traduzione di Publio Optaziano Porfirio, poeta e senatore romano (morto a Roma tra il 333/337), un mostro gigantesco della II Sofistica, un poeta di calligrammi. Nostro banco di prova il suo “Panegyricus” incentrato sulla figura dell’imperatore Costantino. Optaziano Porfirio scriveva “versus intexti”, versi intrecciati, con una particolare tecnica che gli consentiva di scrivere carmi figurati, cioè dei componimenti, con versi anche palindromi, entro i quali era possibile leggere, come nel carme VIII, il monogramma di Cristo, composto da due grandi lettere incrociate, il “chi” (χ) e il “rho” (ρ) dell’alfabeto greco, sintetizzando in questo modo la parola Kristhos (Χριστός), il Messia.

Ricordo quest’esperienza solo per dire che leggendo Barna si entra nel mondo classico, delle lettere classiche, dei miti e delle figure mitologiche di cui queste leggende sono composte. Le sue prime opere trasudavano classicismo, i versi erano endecasillabi con accenti regolari, precisi, arsi e tesi, senza scampo.
Negli anni la poesia di Claudio si è “ammorbidita”, modernizzata, giungendo a componimenti civili, dalle odi, agli epigrammi, agli aforismi.
Esempio di questo augurale e felice rivolgimento è quest’ultima raccolta, che qui tento di presentare, nell’attesa della sua pubblicazione.

“Come a una festa di compleanno” è una raccolta di versi che l’autore ha voluto dividere i tre parti:
Gli epigrammi del quotidiano;
I canti degli affetti degli amici;
Poemetto alla luna.
Un “Proemio” (titolo scelto da me), dopo attenta analisi, precede il “Poemetto alla luna”. Se fossi sicuro di non ingenerare confusione, avrei preferito, come avevo fatto in un primo momento, “Antifona”, quale titolo del breve componimento introduttivo di undici versi. Infatti, tale mi appariva, quale una specie di “controcanto” o contrappunto introduttivo. Ma “antifona” non ha ancora raggiunto il significato che io intendevo attribuirle. Da qui, “proemio”, alla maniera classica o seguendo il Tasso, nella sua “Gerusalemme liberata”.
L’opera ultima di Claudio è certamente di grande interesse. Le ragioni di questo sono molteplici, a cominciare, mi sia permesso, dal suo passaggio dalla poesia d’amore a quella civile, occasionale, financo “morale”, etica.
Spero di tutto cuore che questo sia dovuto, oltre che alla maturità poetica da Claudio raggiunta, a una maturità cronologica, chimica, “ormonale”.
L’aver abbandonato la poesia amorosa, lirica è segno di grande emancipazione, è indice e contrassegno di assoluta libertà, senza per questo nulla togliere ai componimenti d’amore sia di Claudio, sia di altri.
Amore è schiavitù, legame, tormento. Come non ricordare il sereno giudizio di un Aristofane nel Simposio di Platone? Interrogato da Socrate sull’Eros, prima ancora di formulare il mito dello “androgino”, Aristofane confessa, avanzato nell’età, la fine dei suoi tormenti amorosi, la sua “atarassia” sessuale.
Che questa disposizione possa negare un convincimento diffuso, l’arte quale sofferenza e tormento? Da Saffo a Ovidio a Dante ai poeti maledetti. Ché tutti si debba scendere negli inferi per salire nell’empireo?
Claudio Barna sembra smentirlo.

Rocco Cento  
Proemio PDF
Poemetto alla luna PDF

L’ortodosso

Nel marzo del 1999 Belgrado viene bombardata dall’Alleanza atlantica, con la partecipazione dell’Italia. In quei mesi scrivo “L’ortodosso”, poi pubblicato in “Affabulazioni” del 2002. Prima ancora, il racconto verrà pubblicato in una raccolta di scritti da un editore di Bologna, se ben ricordo nello stesso anno. Il racconto tratta di un dialogo tra una formica e un sacerdote ortodosso.

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Incontro con Lorenzo Trapani

Lorenzo Trapani a Teheran nel 2018
Lorenzo Trapani a Teheran nel 2018

Incontro con Lorenzo Trapani

Nato a Domodossola, ha frequentato il Liceo Scientifico G. Spezia. Laureato in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, ha conseguito il dottorato in Economia e Management della Tecnologia presso l’Università di Bergamo. Abita in Inghilterra dal 2002, dove si era recato per completare il dottorato. A partire dal 2006, inizia la sua carriera universitaria in qualità ricercatore (2006-2015), professore associato (2015-2016) e professore ordinario di Econometria (dal 2016 al 2017) presso la Cass Business School. Alla Cass, diviene pro-rettore con delega all’insegnamento dal 2013 al 2016. Dal 2017, professore ordinario di Econometria presso la Scuola di Economia dell’Università di Nottingham, dove diviene direttore del centro di ricerca in econometria dedicato a Sir Clive Granger.


Ambito della ricerca di Lorenzo Trapani è la teoria econometrica, finalizzata in particolare alla dimostrazione di teoremi. Ha pubblicato sulle principali riviste sia di ergonometria che di statistica, presentando il proprio lavoro in numerose conferenze internazionali. Svolge attività di formazione e consulenza presso varie istituzioni private e pubbliche, tra cui la BCE e il Ministero dell’Economia. 
Sposato, con una figlia.

Argomenti dell’incontro-intervista:

1. Presentazione
a. Cos’è l’econometria?
b. Perché l’Inghilterra e cosa ti ha spinto a restare dal punto di vista professionale?

2. La Brexit e il suo impatto
a. Come l’Inghilterra è riuscita a crescere negli ultimi 25 anni: qual è stato il suo modello di sviluppo?
b. Cos’è mancato a questa crescita: disuguaglianze sociali, mancato sviluppo del capitale umano indigeno, mobilità sociale, welfare, esplosione dell’immigrazione?
c. Quale sarà l’impatto della Brexit e su quali settori, in particolare dalla finanza al settore legale?
d. Come si fa a confrontare quello che succede a un’economia, ad esempio all’Inghilterra, con quello che sarebbe successo se non ci fosse stata la Brexit?

3. Europa & Italia
a. Come l’Europa sta aiutando l’Italia e come funziona la monetizzazione del debito. Quali saranno le conseguenze di questo debito, soprattutto sull’inflazione?
c. L’Italia è stata danneggiata o avvantaggiata dall’euro dal punto di vista della crescita economica?
d. Come fa l’Italia a crescere; solo la produttività del lavoro può salvarla?
e. Pertanto, qual è la produttività del lavoro in Italia e quali sono le cause della sua stagnazione?

Affinità Criminali (anticipazione)

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anticipazione di Affinità Criminali

Di prossima uscita per i tipi Mnamon, qui un’anticipazione del romanzo con le prime quattro pagine, scaricabili dal link sopra riportato. Più sotto la sinopsi relativa. Il romanzo è suddiviso in tre parti, rispettivamente: Oro, Incenso, Mirra.

Il titolo “Affinità Criminali” rimanda immediatamente a “Le affinità elettive” di Johann Wolfgang von Goethe, del 1809, a sua volta derivato dalla “affinità chimica”; un concetto che all’epoca di Goethe descriveva la tendenza degli elementi chimici a legarsi con altre sostanze, creando nuovi composti. Il bellissimo romanzo di Goethe qui è completamente rovesciato, sia nella trama sia nelle finalità, nelle conseguenze.

L’Illuminismo, la fede nella Ragione, nel romanzo di Rocco Cento, sono ribaltati, alterati, nell’affermazione della brutalità dell’essere umano. Dopo la Shoah è difficile scrivere, inoculare speranze. La “verità” del Novecento ha spalancato la porta sul baratro, quella natura bestiale dell’uomo che abbiamo conosciuto a partire da De Sade, incorreggibile libertino, nella decadenza complessiva del radicalismo borghese, fino a Mussolini, Hitler, Stalin, Pol Pot.
Mostri.
Il male. Il male è il seme, l’affinità che qui si tenta di mettere a nudo.
Non aprite questo libro, verrebbe da dire. Non leggetelo. Non offre alcuna speranza, è distopia, inferno.

Forse solo la lingua lo salva, la sua prosa, il groviglio di linguaggi a imitazione del garbuglio umano delle coscienze, dell’io, dell’individualismo sfrenato di questa era oscura.

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